Antonio, caro

 Antonio, caro.

Non è  l’ardore che mi spingeva a scrivere a Giuseppe caro,  quello che mi spinge a scriverti queste due righe, che poi saranno anche di più, perché mi lascio sempre prendere la mano e non so mai mettere un punto.

Comunque, dicevo, non è l’ardore che mi spingeva a scrivere a Giuseppe caro per manifestargli l’inarrestabile sentimento che provavo per lui, provavo sì, perche l’età adulta mi ha fatto capire che pure i grandi amori finiscono e che solo Venditti crede che alcuni di loro facciano dei giri immensi e poi ritornino; quello tra Giuseppe caro e me, alla rotatoria  delle difficoltà, ha imboccato l’uscita sbagliata e s’è perso, pazienza.

Comunque, dicevo bis, te l’avevo detto che mi faccio prendere la mano, non è l’ardore che mi spingeva a scrivere a Giuseppe caro per manifestargli l’inarrestabile sentimento che provavo per lui, ma un quesito che voglio sottoporre alla tua autorevole opinione.

Una come me, cinquantatré anni, auto munita, cultura media, simpatia media, vampate oltre la media, menopausa conclamata con diverse appendici già all’attenzione medica, fisico al di sotto della media, un figlio adolescente, una mamma tornata bambina, diverse cose nuove sul fuoco accanto al ragù, che talvolta abusa di birra e gin tonic (talvolta, e non mescolati), che d’estate al CCS, il Consiglio dei Ministri della Costa degli Etruschi, e anche da altre parti, tipo la piscina di Ponteginori, dove se parli più di cinque minuti con la persona sbagliata forse ti ce la fai, porta il pezzo di sotto del costume nel sedere, oltretutto senza poterselo permettere, ecco, una come me, se si dovesse accasare di nuovo, nella tua classifica di affidabilità, dove si colloca? 

Cioè, tra la donna angelo e una ragazza del Coyote Ugly, esattamente,  dove sto?

Te lo dico io, sono l’una e l’altra, come tutte le donne.

Ti interessava?

Segnatelo.

Commenti

Post più popolari