Lei era rimasta intera…eppure
Quando il mio babbo è morto, la prima vera manifestazione della sua mancanza, per me, è stata vedere la mamma che camminava sola; e non in senso figurato, ma figurativo. Vederla mentre si allontanava dai luoghi, da casa, da noi, di spalle, senza la testa del babbo accanto, lei era rimasta intera…eppure.
La scorsa settimana, appiccicato ad uno sportello di qualche contatore, camminando per strada, ho visto un adesivo che diceva: “Siamo nati interi, non ci manca nessuna metà”.
Che dire.
Ci sta che siamo interi, ma che ci manchi non la metà intesa come un’altra persona, ma l’altra metà di noi, che l’altra persona, o tutto ciò che è altro da noi, riempiva, e straboccando faceva emergere.
Come nelle successioni, una metà resta solo nostra e l’altra, il rimanente 50%, appartiene a qualcun altro, a tanti piccoli altri (persone o cose o sentimenti) da te, che sono essi stessi te.
A me manca la mia metà col pancione, quando ancora immaginavo come sarebbe stato il primo sorriso del Giova.
A me manca la metà di me a 10 anni, quando all’Aniene aspettavo la Tina e la Flora scendere dall’autobus numero 4 col vassoio dei maritozzi al burro del forno di Ponteginori.
A me manca la metà di me che poteva ancora telefonare ai suoi genitori e incazzarsi perché la su’ mamma non le rispondeva mai.
A me manca la metà di me che riusciva a vivere senza sensi di colpa o la paura di non essere mai abbastanza.
A me manca la metà di me che pesava 55 chili, quella metà di me che chiedeva risposte alla luna, nei campeggi estivi, quando dolce calava la notte.
A me manca la parte di me che poteva ancora scegliere cosa studiare e cosa fare poi.
Amando si rischia di perdere, dicono: no, amando si perde sicuro, prima o poi.
Quando vivi, e ami, perché pare non si possa vivere senza farlo, o almeno io non credo si possa fare, affitti la metà di te, o una parte più piccola, a qualcos’altro, ad un inquilino che, andandosene, lascia un vuoto, e quel vuoto nel linguaggio emotivo si chiama perdita, e quella perdita rende la metà di te disabitata per un po’.
Noi rimaniamo interi, come la mi’ mamma…eppure.
E fine della storia.
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