Dimmi che, di tanto in tanto, mi ami pure tu

Settembre è un mese di merda per ricominciare.

Una mamma che piano piano non ricorda più il tuo nome ha il sapore dell’estate che sfiorisce, o quello degli abbracci che svaniscono. 

Una mamma che piano piano non ricorda più il tuo nome è come il cielo che ti guarda, ma fa fatica a riconoscerti come uno che abita sotto le sue stelle, la notte quando fa buio e te hai paura. 

Una mamma che piano piano non ricorda più il tuo nome è come un sole che non scalda, come un’onda del mare che butta giù i castelli di storie costruiti negli anni, con il bene e le incazzature.

E non è il nome in sé, ma tutto l’edificato che sta dentro quel nome: la storia di come sono nata, di quando è nato Nico, dei nostri sorrisi sdentati, deii baci che ci ha dato, delle mattine che entrava in camera con la tazza di latte pronta e chiedeva già cosa volessimo mangiare per pranzo, oppure nel buio della sera, stando attenta a non svegliare i nostri respiri leggeri, e ci faceva il segno della croce, tante le volte ce lo fossimo dimenticati. 

Una mamma che piano piano non ricorda più il tuo nome è come qualcuno che ti guarda, ma non ti vede, come qualcuno che ti ama ma non se ne ricorda.

E te, te cosa sei? Sei una casa senza tetto, un giardino senza fiori, un libro senza copertina. 

Mamma, io ti amo, tantissimo, e come dice quella nuova canzone, “dimmi che non sono solo dei pensieri assurdi, dimmi che, di tanto in tanto, mi ami pure tu”, anche se non te lo ricordi.

E fine della storia. 

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