Antonio, caro
Antonio, caro. Non è l’ardore che mi spingeva a scrivere a Giuseppe caro, quello che mi spinge a scriverti queste due righe, che poi saranno anche di più, perché mi lascio sempre prendere la mano e non so mai mettere un punto. Comunque, dicevo, non è l’ardore che mi spingeva a scrivere a Giuseppe caro per manifestargli l’inarrestabile sentimento che provavo per lui, provavo sì, perche l’età adulta mi ha fatto capire che pure i grandi amori finiscono e che solo Venditti crede che alcuni di loro facciano dei giri immensi e poi ritornino; quello tra Giuseppe caro e me, alla rotatoria delle difficoltà, ha imboccato l’uscita sbagliata e s’è perso, pazienza. Comunque, dicevo bis, te l’avevo detto che mi faccio prendere la mano, non è l’ardore che mi spingeva a scrivere a Giuseppe caro per manifestargli l’inarrestabile sentimento che provavo per lui, ma un quesito che voglio sottoporre alla tua autorevole opinione. Una come me, cinquantatré anni, auto munita, cultura me...