Il panino al prosciutto crudo
Viviamo anni avari. Di tempo e di attenzioni. Ma c’è sempre un momento o un giorno o un’occasione a cui potersi appigliare per far sentire agli altri che ci siamo. Tre secondi tre, per digitare sul telefono due righe: “Come stai?”, “Ti penso”, “Ti voglio”, “Ti amo”, “Ti voglio bene”, “Mi piaci, ora lo sai”. Tre secondi tre per spalancare le braccia e stringere forte qualcuno. Tre secondi tre, che poi sono un tempo fittizio, l’ho detto per di’, ma che rende l’idea di quanto basti poco per sentirsi amati e, soprattuto, fare sentire amati. Più che amati, direi pensati, perché chi ti pensa ti ha già, e te hai lui o lei, il pensiero ci rende già gli uni degli altri, ci rende “noi”, o almeno per me è così. Il mi’ babbo, spesso, cioè sempre, quando rientrava dalle giornate di caccia, il sabato, mi portava un panino al prosciutto crudo, che aveva comprato la mattina e conservato per me. Arrivava a a casa e me lo dava, molliccio, chiuso dentro uno stropicciato sacchetto di cart...