Chissà perché
Quel che resta del giorno e di noi.
Siamo smisuratamente fortunati ad aver amato o smisuratamente fortunati a non averlo fatto?
Amici, amori, fratelli, sorelle.
Smisuratamente fortunati per difetto di amore o per il suo eccesso?
Si “muore” per troppo amore, ma si “muore” anche per troppo poco amore, per la sua mancanza, privazione o trasformazione.
Ho sentito una cosa l’altro giorno, in tele, una di quelle cose che si sa tutti, ma non ci si pensa finché qualcuno non ti spinge a farlo.
Le piante sono esseri viventi; hanno un sistema nervoso attivo, ma non hanno un cervello; non hanno memoria, ma hanno radici.
In quelle radici io credo (e un po’ ci spero, pure) che ci sia l’amore che abbiamo avuto e anche quello che non abbiamo avuto, e cioè tutto quello che fa di noi proprio noi, e non un’altra persona anche quando la memoria ci fa difetto, anche quando le cose ce le fa scordare una malattia o ce le vogliamo scordare perché è più comodo così.
Il nucleo, la linfa, la pletora di emozioni di una vita intera, tutto ciò che è scorso dentro di noi esiste e vibra.
L’ho capito con la mia mamma, che anche se non si ricorda nemmeno più come si chiama, ogni volta che vede i capelli bianchi latte di un infermiere cambia espressione e torna una quindicenne innamorata, anche senza proferire parola.
Chissà perché.
E fine della storia.
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