Mentre tutto scolorisce

Un tempo, quando io avevo le braccia toniche e Matte rompeva i coglioni in un modo, ancora, amabilmente sopportabile, e non come adesso che il vecchio si è impadronito di lui (che lo sa, eh, non è che ne parlo male alle spalle) facevamo delle vacanze lunghissime, in macchina, di solito a novembre, quando il mondo è bello comunque, forse di più, sfrondato dalla frenesia delle ferie comandate.

Avevamo mete vaghe, cioè avevamo mete, ma le perfezionavano strada facendo; a volte decidevamo sul momento, dove fermarci e per quanto. Un anno finimmo a Honfleur, un luogo che è rimasto nei nostri cuori a lungo, nel quale siamo tornati più volte e che ricordiamo ancora con grande affetto. 

Viaggiavamo con la Lonely Planet, che nel caso di Honfleur riportava una fotografia, non ricordo se in coperta o nel corpo della guida, che immortalava le tipiche case che si affacciavano sull’acqua specchiandocisi: fu quella fotografia che ci convinse a fermarci lì, e quella stessa fotografia ci impuntammo a riprodurre, aspettando un intero pomeriggio, seduti su alcuni scalini a parlare, mangiare e bere, l’ora nella quale secondo noi era stata scattata.

Un intero pomeriggio ad aspettare, insieme, il momento di un clic, un’immagine che ha accompagnato la nostra vita da allora. Un intero pomeriggio a non fare altro se non attendere.

Adesso in un intero pomeriggio stiro, faccio le lavatrici, mi sgolo, lavo i piatti della sera prima che, salvo miracoli, nessuno lava, nemmeno la lavastoviglie perché non ce l’ho, lavoro, mi sgolo, ma vedrai l’ho già detto, faccio la spesa ecc ecc ecc.

Adesso se ti fermi ti sembra solo di perdere tempo, adesso più cose fai più cose vorresti fare, adesso aspettare equivale a procrastinare, adesso aspettare equivale a tentennare, adesso se non vai a lavoro sembra che tu metta in scena l’undicesima piaga d’Egitto.

E se invece aspettare significasse solo costruire, vivere, sognare? 

Si dice che l’attesa rallenti le ore, ma forse le rende solo più belle, degne di ricordo, luccicanti, come gli occhi della mi’ mamma appena mi vede, che anche se non si ricorda come mi chiamo sa esattamente chi e cosa sta guardando.

L’amore, la vita, quello che resta, mentre tutto scolorisce.

E fine della storia.


Commenti

Post più popolari