Secondo me, ovvio, che conto uno
Nel mio paese ripavimentano la strada principale. Tutto un lavoro di ruspe, recinzioni e operai ad ogni ora del giorno e della notte. Lastrone dopo lastrone hanno divelto tutto e, non so tra quanto, provvederanno a posare il nuovo pavimento.
Non credo che gli oggetti si portino dietro tutto ciò che su loro è passato negli anni, anche se sarebbe bello potessero farlo.
Passeggiate.
Mani nelle mani.
Zaini colorati verso la scuola.
Cani al guinzaglio.
Motorini e capelli al vento.
Chiacchiere.
Caffè bevuti al volo.
Pizzette così buone che le finisci prima di arrivare a casa.
Il passare delle stagioni.
Il brusio estivo e il silenzio umido dell'inverno.
Luci dalle finestre che vi si affacciano.
Potessimo ripavimentare il nostro cuore pure, renderlo vergine di tutto ciò che su di esso, anzi meglio, dentro di esso, è passato ed andato lasciando un’impronta, sceglieremmo di farlo?
Forse no, perché dovremmo dire a addio a tutto quello che ci ha reso quelli che siamo, seppur imperfetti, unici (ma che grande novità sto dicendo).
Dire addio a chi ci ha camminato sopra in punta di piedi.
E a chi, invece, s’è messo un paio di Timberland e c’ha zompato sopra, tanto mica rompeva il suo di cuori.
Dire addio a chi l’ha accarezzato soavemente, come faceva il mi ‘ babbo con le mie trecce di bimba e a chi, invece, c’ha affondato le mani e l’ha strattonato così forte che se ci pensi ti fa ancora male.
Dire addio ai buchi che ci ha inflitto chi se n’è andato per sempre e alle fitte che senti quando qualcun altro non si ricorda chi sei, anche se ti ha amato più della sua stessa vita.
Dire addio a chi l’ha fatto gioire, ridere, sudare per le sue conquiste, riempito fino a farlo scoppiare.
Cambia molto intorno a noi, cambiano molte cose, moltissime, molte sensazioni, moltissime, forse anche molti sentimenti, cambiano o si trasformano, come vi garba di più, ma ci sono alcune cose, poche, pochissime, che non cambiano e mai potranno farlo.
E quando cambia tutto intorno e dentro noi, ma quelle poche, pochissime, cose non cambiano mai, siamo di fronte alle nostre certezze, secondo me, ovvio, che conto uno.
E' così, lo sai, come sai che devi guardare ad est se vuoi guardare il sole sorgere.
O semplicemente, come scriveva Vecchioni, l’unica certezza è che scrivo così tante cazzate perché forse non so vivere.
E fine della storia.
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