Prima o poi la imbocco
Quando eravamo piccini, col mi’ fratello, avevamo l’abitudine di mangiare le patatine fritte con la pasta.
Boia, ci garbavano da matti, soprattutto con quella al ragù.
Io non lo faccio quasi più, anche perché di ragù ne mangio zero, a parte nelle lasagne, il mi’ fratello sì, anche se lunedì compie cinquant’anni.
Ci sono giorni che vorrei tornare bambina anche mezzo secondo, con le gambe che ciondolano dalla sedia senza toccare in terra, con le mani del mi’ babbo che grattugiano il parmigiano, con la mi’ mamma che ha ancora trentacinque anni.
Insomma.
Trasudo ricordi e cerco di vivere il presente.
A volte mi sento padrona delle situazioni e altre ancora, le più, mi sento come la Venere di Milo, mutila di molte sicurezze, che erano fatte anche di persone.
Guardo molto spesso le cose attraverso il velo del “com’ero” ma lavoro sodo per affermare “quello che sono”.
In mezzo c’è una strada, prima o poi la imbocco e non la lascio più.
E fine della storia.
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